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La stanza bianca | RECENSIONE

di Federico Rossi





Titolo: La stanza bianca
Autore: Lucio Besana
Editore: Zona42
Data di pubblicazione: 29 luglio 2026
ISBN: 9791282183208
Prezzo (Euro): 18,9 (flessibile) – 9,45 (ebook)
N. Pagine: 428
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Chi bazzica l’horror italiano conosce già il valore di Lucio Besana, ma la sua assenza tra le pagine di cravenroad.net era una lacuna dolorosa. Grazie a “La stanza bianca” rimediamo a questa colpa, ritrovando un autore che si conferma una delle voci più interessanti del fantastico nostrano.

Definire quest’opera semplicemente “un romanzo” è riduttivo: dietro le sue geometrie impossibili e spazi liminali, si nasconde un’opera che parla di trauma, memoria e dolore. Un horror che colpisce non per la paura, ma per la sua devastante umanità.

Incubo nella provincia

Bonello è un anonimo comune della bassa padana dove risiede casa Barri, teatro di una strage familiare. Cinque anni dopo, nel giorno dell’anniversario della tragedia, la suddetta casa comincia a deformare la realtà circostante, inghiottendo le anime doloranti del paese, trasformando gli abitanti in mostri bianchi dagli occhi neri come pozzi d’ombra o eliminando chi non soccombe al suo labirintico richiamo.

Nella prima parte del libro verremo a conoscenza di tutte le nefandezze del paese, mentre nella seconda parte l’incubo delle backrooms prenderà sopravvento, fino alla parte finale dove verranno parzialmente chiariti i misteri.

L’ambientazione rurale trasformata in spazio liminale è geniale, Besana strappa il velo di finta serenità della campagna italiana (la nebbia, le villette a schiera, il bar del paese) per mostrare il marcio sottostante, tutto il male che spunta dalle crepe e dai segreti della comunità.

Personaggi spezzati e il vero mostro

La narrazione si sviluppa come un affresco corale con decine di personaggi, di vite segnate da colpe, tradimenti, pulsioni oscure e ferite profonde. Esseri umani complessi e schiacciati dal peso della propria storia. 

Questo ventaglio di persone estremamente ampio è purtroppo anche il grande difetto di questo romanzo. Con letteralmente dozzine di personaggi raccontati e dozzine di eventi che si intrecciano, è molto difficile ricordarsi tutto di tutti.

Il cuore del libro sono il trauma e il meccanismo della rimozione: la “Stanza Bianca” è la metafora perfetta per quell’angolo della mente dove segreghiamo la sofferenza sperando che sparisca, mentre invece continua a crescere al buio come una muffa.

Le numerosissime narrazioni di storie di abuso, violenza domestica, e relazioni tossiche non servono a scioccare gratuitamente chi legge, ma vengono utilizzate dall’autore per mostrare come il male si trasformi e continui a vivere dentro le persone, trasmettendosi come una malattia.

Una regia visiva e potente

Corridoi che si allungano all’infinito, presenze candide che emergono dal nulla, una casa che si trasforma in un labirinto claustrofobico. La scrittura di Besana tradisce la sua formazione da sceneggiatore: le immagini sono forti, la prosa è densa ma sempre controllata e particolarmente riuscita è la capacità di rendere tangibile il disagio psicologico dei personaggi prima ancora che l’elemento soprannaturale faccia la sua comparsa.

La stanza bianca è un romanzo doloroso e profondamente umano che ci costringe ad aprire le nostre stanze bianche, quelle dove rinchiudiamo i sensi di colpa e le ferite che preferiremmo ignorare, e ad affrontare la fragilità con cui ciascuno di noi convive ogni giorno.

COSA MI È PIACIUTO:
Forte spessore emotivo
– Immaginario potente

Personaggi fragili
Ambientazione nostrana e riconoscibile

COSA NON MI È PIACIUTO:
Struttura narrativa molto complessa

VOTO: 4/5⭐⭐⭐⭐

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