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ARENA di Francesca Tassini | RECENSIONE

di Federico Rossi





Titolo: Arena
Autore: Francesca Tassini
Editore: Zona42
Data di pubblicazione: 26 marzo 2025
ISBN: 9791280868718
Prezzo (Euro): 11,90 (flessibile), 5,99 (ebook)
N. Pagine: 128
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Arena è un romanzo weird/horror/onirico che utilizza una vicenda di lavoro precario e di morte sul lavoro per costruire qualcosa di molto più vasto: una denuncia della paura, della colpa, del sessismo, dello sfruttamento.

Il protagonista, soprannominato Sputo, è un facchino che lavora nell’allestimento di eventi. Viene chiamato, insieme alla sua squadra, per preparare uno spettacolo monumentale dedicato ad Anubi, il dio egizio dei morti, all’interno di un’antica arena romana (che sappiamo essere l’Arena di Verona). Fin dall’inizio le cose vanno storte: maltempo, guasti, ritardi e soprattutto la presenza di Rachele, ultima arrivata nella squadra, accolta con aperta ostilità perché donna a causa della superstizione tramandata dai marinai. Quando le cose precipitano, l’allestimento precipita in una spirale di orrore fisico e psicologico da cui sembra impossibile uscire.

Non ho niente contro le donne, però lo sanno tutti che una femmina dentro un cantiere porta sfiga. Una femmina che si porta dietro l’entusiasmo, la sfiga la raddoppia.

Cosa trasmette l’Arena di Francesca Tassini

La cosa più riuscita del romanzo è il messaggio di fondo: il vero orrore è il mondo del lavoro.

La precarietà, la paura di perdere l’impiego, l’accettazione dell’inaccettabile, il sacrificio della sicurezza in nome delle scadenze e del profitto emergono con una forza impressionante. Quando arriva il soprannaturale, o meglio, quando la realtà comincia a disgregarsi, il lettore ha ormai capito che la parte più paurosa è già passata.

Sputo è un ottimo narratore ed è un personaggio riuscitissimo: fragile, ansioso, pieno di contraddizioni. Condivide alcuni pregiudizi dell’ambiente in cui vive ma allo stesso tempo ne percepisce l’ingiustizia, così come desidera essere parte del gruppo, ma ne rimane sempre ai margini.

Meno convincente invece il ritmo del romanzo, soprattutto la seconda parte decisamente caotica e piena di simbologia a cui non viene data spiegazione.

L’atmosfera d’altro canto è costruita con grande abilità, un po’ alla volta, trasforma l’arena in un luogo liminale, un teatro romano/cantiere/tomba/tempio /mondo onirico allo stesso tempo. Questa costruzione graduale porta il lettore a chiedersi cosa sia reale e cosa no.

Francesca Tassini riesce a parlare di lavoro precario, disuguaglianze e violenza quotidiana servendosi degli strumenti del weird moderno. Il risultato è disturbante, originale e profondamente italiano, nel senso migliore e peggiore del termine. 

COSA MI È PIACIUTO:
Critica sociale finemente intessuta
– Escalation di tensione

Atmosfera

COSA NON MI È PIACIUTO:
Criptico nella seconda metà
Ritmo a tratti dilatato

VOTO: 4/5⭐⭐⭐⭐

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